Tutto quello che dovete sapere sui Marò (e che i media spesso non dicono…)

Correva l’anno 2012, più precisamente il 15 febbraio. E’ brutto parlare come in un amarcord ma il caso dei fucilieri della marina italiana Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, chiamato anche crisi diplomatica Italia-India, è andato oltre ogni aspettativa iniziale e si sta tutt’ora prolungando per i continui rinvii e slittamenti da parte degli organi di giustizia. Omesso volutamente agli organi di giustizia il termine “competenti” perché rappresenta ancora un ostico nodo da sciogliere, se si tratterà di arbitrato internazionale, corte suprema indiana, tribunale indiano o speciale tribunale internazionale appositamente costituito, occorre tornare al febbraio 2012 per comprendere per lo meno i fatti, al di là di sentenze che tutti aspettano con ansia e timore.

L’Aframax Enrica Lexie è una petroliera che batte bandiera italiana e navigava nel mar arabico per alcune operazioni commerciali lungo la penisola indiana prima di rientrare verso il Golfo Persico. E’ risaputo che l’Oceano Indiano sia pieno di pirati, per lo più vicino le coste somale e comunque desiderosi di intercettare le rotte mercantili straniere in cerca di bottini e guadagni. Ogni nave che attraversa le acque più pericolose della terra si adegua con un proprio servizio di sicurezza e le navi italiane sono solite avvalersi di membri dell’esercito nazionale rispetto ai cugini europei che utilizzano mercenari armati.

Salvatore e Massimiliano nulla hanno raccontato di quel giorno, né al presidente italiano della commissione affari esteri Pier Ferdinando Casini né ai diversi ministri della Farnesina che hanno seguito il caso, da Giulio Terzi di Sant’Agata passando per Emma Bonino, fino all’attuale Federica Mogherini del primo governo Renzi. Saggiamente niente da dire, soprattutto con un processo in vista e la delicata posizione di uomini di Stato. Un solo cenno, quello al capitano della petroliera italiana Carlo Noviello, prezioso testimone dei fatti e libero di parlare esprimendo le proprie opinioni.

“Riascoltatevi Carlo Noviello, andate a risentire le sue interviste” hanno detto i soldati del reggimento San Marco ai politici che si sono recati nel sud-ovest del Deccan, nel Kerala, questo significa infatti la parola “Marò” per chi se lo fosse chiesto in questi due anni, “Membri del reggimento San Marco”.

Noviello è un uomo di poche ma chiare parole, senza sofismi e senza ipocrisie. “I nostri Marò hanno seguito i protocolli. Se una barchetta non identificata viene contro la nostra traiettoria senza battere la bandiera di uno stato senza rallentare o cambiare direzione, tu la devi avvertire, prima con segnali luminosi, poi con spari in aria poi con proiettili in acqua, poi se l’impatto risulta imminente la devi abbattere. E’ il protocollo antipirateria del diritto del mare, le sue convenzioni, come Montego Bay, lo disciplinano. La pirateria è inoltre uno dei pochi reati internazionalmente riconosciuti sul quale tutti gli stati mantengono la medesima opinione.”

Il racconto non termina qui. “Dopo gli spari la barca è fuggita e non era più a portata di visuale. Circa un’ora dopo è giunta una telefonata da Kochi. Parlavano indiano e ho passato loro il sottoufficiale che conosceva la lingua meglio di me. Come avevo presupposto chiedevano una testimonianza sulla barca non identificata e mi è sembrato giusto sul momento rientrare verso Kochi. In fondo eravamo di strada e il nostro obiettivo era poi proseguire per il Golfo Persico. Giunti al porto sono iniziate le indagini, volevano Salvatore e Massimiliano per delle domande, da quel momento non li ho più visti e avendoci ritirato i documenti di circolazione non potevamo ripartire. Gli interrogatori sono durati più del previsto, tanto che ne parliamo ancora oggi, i giornali hanno trovato la loro storia da seguire sugli esteri e c’è poco altro di certo da aggiungere.”

Per il momento sarebbe infatti inutile procedere con i dettagli di questi due anni, ma qualche particolare può sicuramente chiarire la vicenda, o almeno sperare di farlo.

In India siamo in piena campagna elettorale per le politiche 2014 che dovrebbero svolgersi questa primavera. Da anni è in corso una campagna di diffamazione contro i reati di corruzione e i processi della Famiglia Gandhi, della leader Sonia e di suo genero prossimo candidato alle elezioni.

Gran parte del paese non vede di buon occhio il potere da loro raccolto e le origini italiane della stessa Sonia Gandhi non sono ben viste. Degne di menzione sono sicuramente le tradizioni e i pregiudizi fortissimi in questo paese contradditorio ed è prevedibile che la frangia conservatrice si schieri con chi possa aver visto nei fucilieri italiani un pretesto per colpire direttamente la famiglia al potere. Non mancano i giudizi di una stampa tutt’altro che imparziale e inevitabile è l’escalation di chiacchiere che imperversa sui giornali nazionali fino a caratterizzare le fonti spesso non ortodosse delle testate italiane.

Se è facile cadere nei populismi e nei nazionalisti come minimo basterà prendere in considerazione l’India come paese in sé. Uno Stato da 1,21 miliardi di persone nel quale operano pochissimi giudici. Chi si lamenta degli infiniti processi italiani è tenuto ad astenersi. Troppe sono le donne indiane vittime di stupro che non vedranno mai la luce della giustizia, al di là di ogni tribale e risaputa concezione maschilista del Deccan.

Così se risulta chiaro quanto i fucilieri italiani siano vittime di un calcolo politico, ancor più evidente è l’impotenza dell’Occidente di fronte a uno stato sì tribale, ma economicamente ormai più forte e più solido militarmente con diverse bombe atomiche nei propri arsenali.

Ban Ki Moon e i burocrati Onu attendono le elezioni indiane, l’Unione Europea non vede certo in questo caso un primo possibile successo internazionale dopo tante crisi vergognosamente irrisolte e tutto ricadrà quindi sulle volontà dei due paesi con l’Italia che non ha nulla con cui minacciare gli asiatici.

I Marò conducono una vita invidiabile in ambasciata con il diplomatico italiano Daniele Mancini, non mancano né i lussi né le possibilità di svago, con speciali permessi chiunque può far loro visita, mogli comprese, e per tenersi in forma hanno una palestra che poche persone possono concedersi . A poco servono tuttavia gli agi se le news suonano le trombe trionfali per tante giostre mediatiche. Le promesse dei politici italiani che non hanno più bisogno di essere annunciate per sapere che difficilmente saranno mantenute, le assurde formalità indiane nella contraddizione più totale, l’ipocrisia di chi conosce certi ambiti politici diffondendo il falso ai cittadini. Il flipper delle sentenze irreali, delle accuse di terrorismo e del capovolgimento di fronte trattando i fucilieri come pirati sono una sceneggiata fine a se stessa.

Era necessario essere furbi all’inizio ed evitare ogni contatto con lo stato indiano, cinicamente i due cosiddetti pescatori potevano essere stati realmente vittime di una nave pirata.

Non è inoltre il primo caso di uno scoglio difficilmente arginabile del diritto internazionale, non possedendo un preciso quadro dei fatti. Acqua territoriale o internazionale? Il protocollo è stato seguito? Dove navigava e per quale scopo la barca non identificata? Troppi cavilli giuridici e questi non sono gli unici, poco si può fare se il disegno è principalmente politico.

Su questo piano un’Italia priva di un orientamento diplomatico chiaro che si presenta ancora una volta con un nuovo ministro degli esteri, dopo che sotto il governo Monti Giulio Terzi si era dimesso proprio sulla questione del rientro in India dei fucilieri, appare tutt’altro che convincente. Trattenerli nella penisola avrebbe solo peggiorato la posizione italiana con una chiara violazione delle carte firmate, perché sì dopo danno subito è stata accettata anche la beffa di approvarlo con documenti dotati di forza giuridica.

Attendere le elezioni politiche indiane a questo punto sarà la prova del nove sulle intenzioni diplomatiche di Kochi. Nessuno vuole litigare, ma politicamente il bocconcino dell’Enrica Lexie era un pasto troppo ghiotto.

Il profondo senso del dovere di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saprà perdonare anche gli incompetenti tradimenti e le incapacità diplomatiche dello Stato che sventola sulle proprie imbarcazioni il tricolore in cui credono?

Lorenzo Nicolao