Sànchez vuole evitare le urne tra i veti incrociati dei partiti

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Il leader PSOE cerca i numeri per governare dopo il doppio rifiuto di Rajoy

 

Non importa che tre leader dei quattro partiti più votati in Spagna si siano salutati e dati giovialmente la mano in occasione dei Goya, la notte degli “Oscar” spagnoli. I negoziati vanno avanti, l’accordo è tutt’altro che prossimo e il leader dei socialisti Pedro Sànchez, supportato da tutta la direzione del suo partito, sta portando avanti ogni possibile confronto che riesca a raccogliere il numero minimo per conquistare la maggioranza e spodestare dalla Moncloa l’attuale primo ministro in funzione Mariano Rajoy, leader del Partido Popular, acerrimo rivale storico del PSOE.
Le consultazioni di Sànchez, incaricato di formare un nuovo governo la scorsa settimana, sono andate avanti senza sosta nelle ultime ore, ma ogni sforzo sembra vanificato dai serrati veti incrociati degli altri partiti, che temendo il rischio di perdere seggi in una potenziale nuova tornata elettorale, si apprestano a mantenere ogni promessa fatta agli elettori arroccati nei propri castelli ideologici.

Sànchez ha avanzato proposte a Pablo Iglesias, leader della nuova formazione partitica Podemos, e continua ostinatamente a rifiutare la mano tesa di Rajoy, ben disposto a mettere fretta al suo rivale, ma strategicamente “colpevole” nell’aver rifiutato per ben due volte l’investitura di Re Felipe nel formare un nuovo esecutivo.
Il segretario generale dei Populares Marìa Dolores de Cospedal però attacca i socialisti accusandoli di voler dialogare con chiunque, tranne che con i veri vincitori delle elezioni del 20 dicembre scorso.
Agli squisiti attacchi politici vanno doverosamente aggiunti e menzionati tre aspetti, di cui il primo riguarda la prospettiva economica di un Paese che, pur affacciandosi da poco alla ripresa, deve secondo le stringenti direttive di Bruxelles tagliare oltre 8 miliardi del deficit pubblico nell’arco del 2016, mentre i secondi sono più che altro due chiavi di lettura strategiche.
Sànchez sta tentando di mettere d’accordo il leader di Ciudadanos Albert Rivera e l’inflessibile Iglesias su un accordo progressista di governo mentre, in un mancato appoggio da parte di Podemos, sarebbero necessari i numeri dei partiti indipendentisti, quelli catalani quanto quelli del PNV di Andoni Ortuzar, leader del nazionalisti baschi.

Non occorre specificare quanto la credibilità di un ideale nuovo esecutivo sia messa a dura prova pur di giocare sulla volontà di porre fine al governo dei Populares, ma il veto incrociato del PSOE nei confronti di Rajoy e la chiusura di Iglesias verso Ciudadanos rende il miracoloso accordo privo di fondamenti concreti.
Unico risultato il tempo che scorre e l’inesorabile annuncio a nuove elezioni da parte del re, pronostico nel quale tutti i partiti stanno giocando strategicamente e incubo nel quale ogni formazione che spera di mantenere i propri seggi, si potrebbe ritrovare a gestire gli stessi numeri della precedente legislatura appena formatasi.
In fondo non si può sbloccare nessuna partita di poker se nessuno dei giocatori al tavolo è disposto a rischiare, così da costringere il mazziere a distribuire nuovamente le carte, ma minando seriamente nel corso di questa mano, la credibilità di un Paese che in minima parte stava tirando fuori la testa dal guscio della crisi e come sempre per merito dei sacrifici sostenuti dagli elettori.

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