Putin guarda ad est, maxiaccordo sul gas con la Cina

Un negoziato dalla portata storica, della durata di oltre dieci anni, tra due colossi dell’economia e della politica, si è concluso aprendo nuove frontiere nel mercato energetico globale.

La Russia di Vladimir Putin, la Cina di Xi Jinping firmano l’accordo tanto atteso fra le parti e tanto temuto dall’Europa sulle forniture di gas per un valore di 400 miliardi di dollari.

L’intesa trentennale per l’import ed export dell’energia apre un nuovo grande mercato per Mosca e allontana il Cremlino dall’orbita europea.

Sorvolando sull’annuncio di Gazprom che chiama la Russia “Unione Sovietica” attraverso le dichiarazioni del presidente del comitato esecutivo Aleksej Miller, l’accordo sarà determinante per il mercato energetico di Russia e Cina per i prossimi 30 anni.

Al dettaglio della trattativa decisiva è stata la detassazione sull’interscambio energetico conoscendo la Russia come un paese molto rigido a livello doganale.

Le due pipeline, “Power of Siberia” e “Sakhalin-Vladivostok” saranno operative già dalla fine del 2017 e copriranno circa 4mila chilometri di tracciato.

Preoccupante in ottica sia italiana che europea è poi il parallelo progetto di realizzazione del “South Stream“, un gasdotto che passando per il Mar Nero arginerà il territorio ucraino ormai sempre più lontano dalle logiche di Mosca.

Se i colossali progetti, soprattutto in settori nevealgici come l’energia nel quale l’Europa è tutt’altro che autosufficiente, e come il recente accordo tra Xi Jinping e Putin troveranno pieno compimento, il declassamento del vecchio continente a periferia del mondo è ormai segnato.

Lorenzo Nicolao

Twitter: @NicolaoLorenzo