PSOE-Podemos. Poco tempo e nessun accordo

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Cristina Cifuentes eletta presidente del Partido Popular a Madrid

 

58 è il numero attuale dei giorni “decisivi” per formare un nuovo governo in Spagna. 14, sono invece quelli che avuto finora il leader del partito socialista Pedro Sànchez per guidare il governo. I negoziati vanno avanti ogni giorno, eppure ogni notte l’accordo sembra più distante.

L’esito delle ultime elezioni è stato diabolico sotto molti punti di vista. In primis i numeri impediscono l’agevole costituzione di una maggioranza solida in un momento delicato per il Paese. In secundis, perché non appare ancora chiaro chi abbia vinto alle urne in uno Stato dominato storicamente da un estinto bipartitismo.
Mariano Rajoy ha rifiutato per ben due volte l’investitura del re e preferisce aspettare, a maggior ragione ora che il Partido Popular è investito da una nuova serie di scandali legati ai finanziamenti illeciti.

Madrid le dimissioni di Esperanza Aguirre hanno portato alla provvidenziale elezione di Cristina Cifuentes.

La neo-eletta ha subito rilasciato pronte dichiarazioni per tutelare l’immagine del partito, ma con il suo annuncio delle primarie per scegliere i futuri leader dei populares, si apre ora un varco che porta irrimediabilmente la vecchia classe dirigente alla rottamazione. Sarà quindi inevitabile un ricambio, anche dello stesso Rajoy, si vuole arginare la possibile emorragia di voti che la cronaca madrilena rischia di provocare.

La partita però si gioca a sinistra e a poco servono le esultanze per gli scandali che hanno travolto il PP, tanto quanto la Galizia e la Cantabria sommerse dalla neve in questi giorni.
Altro caso di corruzione è quello che vede coinvolta la sorella del re, Doña Cristina de Borbòn, meglio conosciuta come “la Infanta“, moglie del accusato e indagato Iñaki Urdangarin sulle questioni fiscali.

In questo contesto è la nuova classe dirigente a dover cambiare passo, quella di Pedro Sànchez e Pablo Iglesias.

Questi ultimi purtroppo sono in disaccordo su molti punti, elemento che spiegherebbe tante difficoltà nella ricerca di un accordo efficace nella formazione di un nuovo governo.

Se infatti Sànchez, dopo le prime titubanze da parte dei presidenti socialisti delle regioni autonome, è ora l’indiscusso leader del PSOE, tanto che a tutt’oggi sarebbe l’unico candidato alle primarie del partito, dall’altra parte il suo dinamismo non trova un patto con quello che sarebbe numericamente il più solido alleato, ovvero il partito emergente Podemos.

Iglesias sta facendo di tutto per complicargli le cose, chiedendo con forza un referendum per la Catalogna, proposta che i socialisti non possono accettare, e presentando documenti per riforme economiche che i ministri dell’attuale governo a matrice PP giudicano fantasiose e causa potenziale di nuove crisi.

I rivali di Podemos temono infatti l’innalzamento delle imposte e un nuovo indebitamento pubblico.
Di fronte a questo Sànchez non cede un millimetro e la sua resistenza lo tutela perfino dal fuoco amico socialista.
In tal maniera è facile capire che l’accordo non possa essere trovato. 

A destra invece, mentre Ciudadanos prova a mettere fretta e pressione, il PP rimane in silenzio schiacciato dai suoi problemi.
Nel continuo chiacchiericcio dei partiti, si distingue con veemenza Adriana Lastra, braccio destro di Sànchez all’interno del Congresso.
“La linea rossa che stiamo perseguendo è l’unica via per un governo onesto. I fatti di Madrid che travolgono il PP parlano da soli e se la Aguirre rappresentava la corruzione della Capitale, Rajoy rappresenta ancora oggi quella di tutta la Spagna. Inutile aggiungere che Iglesias veda ancora la politica come un film, nel quale non riesce ancora a comprendere il disperato bisogno del Paese di avere un nuovo governo.”

Dalla parte di Podemos il deputato Erregòn difende i suoi dicendo che basterebbe una nuova riunione tra i leader Sànchez e Igleasias per dirimere la questione.

Il leader del PSOE però si è già espresso sulla non necessità di un ulteriore incontro dopo quella che sembra essere stata un’algida cena fra i due.

Rimangono cosí quattro giorni alla fine del tempo stabilito dal re e dalla Costituzione per un governo di sinistra con a capo Pedro Sànchez

Come già detto precedentemente, gli scandali, la cronaca e le incertezze sono propense a portare una soluzione neutrale. 

Possibili nuove elezioni potrebbero pure non essere una soluzione, bensì l’origine di ulteriori problemi per un Paese ancora provato dalla crisi. 

Innegabile che anche i mercati siano succubi dell’incertezza politica. Le borse e gli investimenti finanziari cominciano infatti a traballare con nuovi e ripetuti indici negativi.

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