Pietro Mennea

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1) Tutto quello che vuoi è al di là della paura. Pietro Mennea lo sapeva. Nessuno è riuscito a fermarlo. Atleta, politico e saggista italiano, la Freccia del Sud, così lo chiamavano, è stata una di quelle figure che non si è mai fermata. Pietro ha consacrato tutto se stesso per un ideale e, senza essere stato limitato o affievolito da niente o da nessuno, è diventato leggenda. Mito per il sud, modello per l’Italia, campione indiscusso per il mondo. “La fatica non è mai sprecata, soffri ma sogni” amava dire. E lo diceva perché lo credeva con il cuore e lo dimostrava con i fatti, giorno dopo giorno, raccogliendo tutte le esperienze che avrebbero reso Mennea uno dei nomi più celebri in assoluto dello sport italiano e dell’orgoglio azzurro.

2) Nacque il 28 giugno del 1952 in una modesta famiglia di Barletta, Pietro era uno dei cinque figli delle famiglia Mennea, figlio di un sarto e di una casalinga, dopo le scuole medie si iscrisse a ragioneria, proseguendo poi gli studi all’ISEF. Il piccolo Pietro aveva già la predisposizione alla corsa e nell’Italia del dopo guerra e degli anni 50 sfidò una Porsche e un’Alfa Romeo sui 50 metri, battendole entrambe pur di guadagnarsi 500 lire per comprarsi un panino e un biglietto per il cinema. Era molto portato anche per lo studio. Su consiglio dell’allora Ministro degli Affari Esteri Aldo Moro si iscrisse e laureò a Bari in scienze politiche prima e in giurisprudenza, lettere e scienze motorie poi, per un totale di quattro lauree. Sposatosi con Manuela Olivieri, tuttavia non ebbe figli. Ma Pietro aveva vivacizzato la cronaca per ben altri successi e su piste della vita assai diverse…

3) Pietro Mennea era un atleta sincero e uno sportivo vero, nel corpo, nello stile di vita, come nella mentalità. “Lo sport ha bisogno di progettazione, innovazione e impegno costante” disse Mennea sulla soglia dei sessant’anni “Non penserete mica che questa età mi spaventi. La corsa non finisce mai e vi assicuro che è una grande verità”. Nella sua carriera agonistica invece di corse ne aveva concluse parecchie e quasi sempre a suo vantaggio e gloria. Tesserato per l’AVIS Barletta iniziò a gareggiare a livello nazionale nel 1968, quando prese parte ad alcune gare giovanili a Termoli, antico porto del Molise. Si trasferì poi a Formia unicamente per essere allenato dal maestro dei maestri Carlo Vittori e nel 1971 debuttò in ambito internazionale. Fatica dopo fatica, gara dopo gara, gli anni 70 italiani avrebbero conosciuto un fenomeno dell’atletica forse irripetibile per i colori azzurri in questo sport.

4) Terzo posto nella staffetta, sesto nei 200 metri, Pietro Mennea esordì con grandissime speranze nei campionati europei del 1971. Ai Giochi olimpici estivi fece il suo debutto a Monaco di Baviera l’anno successivo, nel 1972, quando raggiunse la finale dei 200 metri. Tagliò il traguardo al terzo posto per un bronzo storico dietro il sovietico Valerij Borzov e lo statunitense Larry Black. Mentre a questa seguirono altre tre finali olimpiche, l’orgoglio sportivo e il fascino storico erano tutte dalla parte di un uomo del meridione italiano che poteva e sapeva di competere con i migliori atleti delle due super potenze della guerra fredda, nel culmine di questa durante gli anni 70. Il bello consisteva nel fatto che la leggenda non sarebbe finita qui.

5) Pietro Mennea continuò ad allenarsi e a gareggiare in qualsiasi ambito e competizione. Dai campionati europei di Roma nel 1974 dove vinse regalando la massima gioia ai suoi connazionali italiani fino ai Giochi olimpici di Mosca. Nel 1980 quelle olimpiadi permisero a Mennea di partecipare solo per il fatto di non aver preso parte ad alcun corpo militare e gli regalarono la gioia più grande. Lo sprint che tutti ricordano anche per alcune delle più celebri cronache sportive radiofoniche e televisive regalò a Mennea l’oro olimpico grazie a un sorpasso negli ultimi due metri ai danni del campione dei 100 metri Alan Wells che si stava dirigendo verso una vittoria apparentemente netta. Due centesimi di secondo per la storia, la Freccia Del Sud da quel giorno alternò annunciati ritiri a ritorni in fondo in fondo sperati e prevedibili per lui stesso e per i suoi tifosi. Ma Mennea avrebbe saputo rappresentare molto altro.

6) Olimpiadi ed Europei, competizioni nazionali e internazionali, Mennea aveva sempre avuto la voglia di mettersi in gioco, una volta di più e sempre in nuove occasioni. Tuttavia, una delle fasi che più lo segnarono, rendendolo a suo modo leggendario, fu proprio la fase del ritiro, quello vero, quello determinante per la sua carriera sportiva e non solo. In un’intervista al quotidiano italiano La Repubblica nel 1987, disse che nel 1984, il professor Kerr, un fisioterapista americano, gli propose un trattamento di doping. Tornato in Italia Pietro provò due iniezioni di ormone della crescita umana, la somatropina, ma la crisi di coscienza che ne scaturì fu così importante che lo indusse a ritirarsi definitivamente dall’attività. Rispondendo al giornalista Mennea disse proprio tali parole. “Ho capito che nella mia vita stavo cercando tutto tranne che quello”

7) Se per certi versi Pietro Mennea per integrità morale vinse la tentazione del doping, è importante ricordare che l’uso di molte delle sostanze che oggi sono vietate nelle competizioni sportive, allora non lo erano, nemmeno per i regolamenti della IAAF. Dal punto di vista tecnico Mennea aveva una partenza dai blocchi relativamente lenta, ma progressivamente accelerava riuscendo a raggiungere velocità di punta superiori a qualunque atleta. Così, se nella vita di un qualunque sportivo poteva apparire quasi normale correre e allenarsi, allo stesso modo Pietro Menna ebbe modo di accelerare nel corso della sua vita post agonistica raggiungendo traguardi impossibili per qualsiasi altro sportivo. In pista poteva essere più o meno normale per tutti, ma fuori dagli stadi solo un vero campione avrebbe saputo impressionare il mondo. E questo nella maggior parte dei casi fece la differenza nella vita di Mennea.

8) Studente universitario modello e perfino docente, quattro lauree non sono poche. Pietro Mennea con i suoi record è andato ben oltre la carriera sportiva e ha canalizzato tutta la sua carica motivazionale verso nuovi traguardi, forse perfino a gran velocità, quella stessa andatura che usava per correre e vincere nelle gare di atletica leggera. Addirittura venne eletto alle elezioni europee del 1999 come deputato europeo nella circoscrizione Sud aderendo al Partito dei Liberali, Democratici e Riformatori. Si è presentato come candidato anche alle elezioni politiche del 2001 come senatore nel collegio Andria-Barletta-Trani, ma questa volta senza successo. Muore il 21 marzo 2013 all’età di 60 anni in una clinica di Roma a causa di un tumore per il grande dolore di un Paese che lo aveva amato, stimato e apprezzato. Ma l’esempio sopravvive al tempo e ancora avrebbe fatto tanto parlare di sé.

9) La Freccia del Sud non si era fermata di fronte a niente, nello sport, come nella politica, nella cultura, come nel sociale. Nel 2006 aveva dato vita alla sua fondazione grazie all’aiuto della moglie Manuela. Una Onlus di carattere filantropico che effettua donazioni e assistenza sociale, anche nel campo medico e scientifico. Lo scopo secondario è di carattere culturale e consiste nel difendere lo sport e i suoi valori, nonché promuovere la lotta al doping. Tanto perché le risorse di Mennea sembravano infinite ha esercitato anche come commercialista dopo essere stato prevedibilmente insegnante di educazione fisica. Dopo essere stato direttore generale della squadra di calcio della Salernitana nel 1998-1999, nel 2010 decise di occuparsi e aiutare perfino di alcuni risparmiatori italiani danneggiati dal fallimento della Lehman Brothers all’inizio della grande crisi finanziaria ed economica, per una dedizione e competenza a 360 gradi.

10) Nella vita è bello provare tante cose e specializzarsi in molte arti, per vivacizzare l’esistenza e rallegrare l’anima. Pietro Mennea nel corso della sua vita seppe farlo personalmente e pienamente. In virtù della sua carriera sportiva è stato insignito dell’ordine olimpico nel 1997 e introdotto nella Hall of Fame della FIDAL. La sua celebrità non rimase solo in ambito sportivo e fu tale in Italia tra il 1976 e il 1978 che venne citato in ben quattro film dell’epoca. Da Brutti, sporchi e cattivi a Febbre da cavallo. Ancora nel 2002 Samuele Bersani lo cita nel suo brano Che Vita! insieme a Sara Simeoni. Il Gran Galà dell’Atletica leggera di Roma è oggi intitolato a lui e le stesse Ferrovie dello Stato hanno deciso di dedicargli il primo treno Frecciarossa 1000 che raggiungerà i 400 chilometri orari ed entrerà in funzione solo nel prossimo mese di giugno, imitandone metaforicamente accelerazione e velocità.

11) “Una prestazione può essere figlia di tanti fattori, ma un campione si valuta nell’arco di un’intera carriera” Questo Mennea lo sapeva e ne era perfettamente cosciente essendone esempio e modello. Non a caso in occasione dello stesso anno della sua morte e nell’arco dei Mondiali di Atletica che si sarebbero svolti in quel periodo, tutti gli atleti in gara scelsero di rendergli onore indossando divise di gara con stampato il cognome del velocista barlettano. Ogni 12 settembre inoltre, il mondo dell’atletica leggera italiana celebra il Pietro Mennea Day, un’occasione per ricordare il record del mondo che Pietro conquistò sui 200 metri piani nel 1979. Anche la televisione ha scelto di girare una serie televisiva per ricordarlo, affinché un tale esempio non vada dimenticato. Quando si parla in termini generici di un modello per i giovani, sportivi e non, questo può essere stato facilmente incarnato e oggi idealizzato nella figura del velocista barlettano Pietro Mennea.

12) Senza giudizi un palmarés in soli numeri. Pietro Mennea ha raccolto nella sua carriera sportiva tre medaglie olimpiche tra cui un oro nel 1980, due medaglie mondiali, sette europee, all’aperto e indoor, sette universiadi da studente modello quale era in ambito accademico, dieci medaglie nei Giochi del Mediterraneo tra cui ben otto ori e zero bronzi, troppo poco il terzo posto per uno come lui. Giurisprudenza, Scienze Politiche, Lettere e Scienze Motorie per un totale di quattro lauree gli permisero di insegnare sia in pista che nelle aule universitarie, rinfrescando la leggenda di un uomo forte nella mente e nel corpo. Dopo aver esercitato come avvocato, fu protagonista perfino di diversi incarichi parlamentari. A differenza di molti altri la politica non cambiò il suo modo di agire e comportarsi, bensì fece crescere e riconoscere i suoi meriti in ben altre sfere, quelle che generalmente suscitano il peggio dello spirito umano.

13) Mennea non solo ci credeva fermamente, ma lo ripeteva sempre. “Ho vinto tanto da atleta, ma non si può vivere di ricordi. Ogni giorno bisogna reinventarsi, avere progetti ed ambizioni. Perciò quotidianamente ho tante idee e sogni che voglio realizzare.” Nella politica è stato vicepresidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo, membro della Commissione per la cultura, la gioventù e lo sport, membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori. Tanti ruoli per tanti interessi, suscitando in lui la voglia di insegnare e trasmettere l’amore per la vita, per il fare bene, per l’essere nel giusto. Nel far questo diede sfogo all’amore per la scrittura e la storia oggi lo ricorda anche come saggista.

14) Di Pietro Mennea, 19 secondi e 72, il record di un altro tempo, arricchito dall’introduzione di Gianni Minà il primo libro è in buona parte biografico, ma attraverso i fatti sa trasmettere l’esperienza e il suo modo di vivere. Il secondo, intitolato La corsa non finisce mai è certamente molto più simbolico ed emblematico, ma converte le molteplici carriere di Mennea nella voglia di non arrendersi mai e ricominciare ancora una volta, in ogni nuovo ambito e sfera sociale nonostante molti possano pensare che tu abbia già detto tutto nel corso della tua vita. La voglia di reinventarsi e in un certo modo lanciarsi, come tante volte era valso per lo starter ai blocchi di partenza immediatamente prima di una gara. “Ho cercato di trasmettere tutto attraverso i miei libri, per stimolare i giovani a credere nello sport vero e di conseguenza nella vita vera. Piaghe come il doping sono difficili da estirpare ma degne di essere combattute fino alla fine.”

15) “Il nostro carattere è come un diamante, una pietra durissima ma dotata di un punto di rottura”. Pietro Mennea, la Freccia del Sud, agli occhi di tutti non si è mai rotto e pur prendendosela sempre con qualcuno al fine di migliorarsi durante gli allenamenti, in pista e non solo, ha reso il suo diamante quanto mai brillante, agli occhi dei suoi contemporanei come a quelli dei posteri. Non importa l’entità delle difficoltà, non quello degli ostacoli sulla pista della vita. Se qualcosa non ti riesce reinventati. Se non passi, cambia strada. Perché chi cerca trova e a chi bussa viene aperto. La Freccia è stata scoccata dall’arco del sud Italia impressionando chi lo seguiva nel breve scatto dei 200 metri come nelle lunga maratona di studio per conquistare quattro lauree. La corsa politica è stata paradossalmente un punto a favore, a differenza di tanti altri. Uno sprint biografico immenso per il pubblico. Gli spettatori di uno stadio, quelli di un’aula universitaria o parlamentare, quelli dei media e quindi del mondo intero.

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