Peppino Impastato

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Peppino Impastato 

 1) Venticinque passi per farlo allontanare, cinquanta per togliergli la voce, settantacinque per farlo sparire, cento passi per farlo tacere per sempre. Peppino Impastato è uno degli eroi del nostro Paese che continuamente rischia di finire nell’oblio. Nato a Cinisi di Palermo il suo destino sarebbe stato irrimediabilmente segnato. Da una via, comoda e inevitabile, quella della Mafia, oppure dalla seconda possibilità, più improbabile ed ardua, che rese invece Peppino indimenticabile, ma al tempo stesso continuamente minacciato dall’indifferenza e dalla dimenticanza. Cento passi percorsi su una ferrovia provinciale, nel vuoto del silenzio e nel buio dell’omertà. Gli stessi cento passi che avrebbero gridato e segnato le generazioni future. Quelle che avrebbero trovato la forza di combatterla, la mafia. 

 2) Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, è stato un giornalista, attivista e poeta italiano, conosciuto per le sue denunce contro le attività di cosa nostra a seguito delle quali fu assassinato, vittima di un attentato il 9 maggio 1978. Nella primavera del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, nel corso degli anni di piombo, nell’epoca delle brigate rosse, quando la mafia era solo una questione locale, dimenticata e ignorata nei drammi del Meridione. Dalla Sicilia di Peppino passando per la Calabria fino alla Lucania e alla Puglia, dove i problemi nascevano e crescevano lontani, senza che nessuno potesse dire o fare qualcosa. A Cinisi però l’omertà non sarebbe rimasta incontrastata ancora per molto… 

 3) Cresciuto in una famiglia di mafiosi, Peppino Impastato prende presto coscienza che quello non era il giusto modo di vivere, ma solo una vile maniera per sopravvivere. Il padre inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio boss e i parenti vicini a Cesare Manzella, capomafia ucciso nel 1963 con una Giulietta imbottita di tritolo. Ancora ragazzo, Peppino rinuncia presto al calore della famiglia, quello degli affetti ma anche quello delle armi da fuoco. Rompe con il padre senza mezzi termini e sin da subito è pronto ad impegnarsi per combattere il sistema, in strada perché cacciato di casa, avviando un’attività politico-culturale antimafiosa. Ma non sarebbe rimasto solo. 

 4) La politica è una strana creatura. In Italia è spesso vista come autoreferenziale e corrotta, ipocrita e opportunistica. Nelle periferie di Cinisi e nei pressi di Palermo invece il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria fornisce a Impastato i mezzi per fondare il giornalino “Idea Socialista” così come volle chiamarlo lui stesso. Dal 1968 inizia a partecipare inevitabilmente alle attività dei gruppi comunisti con svariati ruoli da dirigente. Dieci anni di attività, solo dieci per un’attività stroncata dalla mafia. Dieci anni che consentirono tuttavia a Peppino di diffondere cultura e aiutare i propri compaesani. Perché in fondo sapere è potere. A noi viene richiesto solo di seguire il buon senso, la coscienza di cui ogni persona può godere, per continuare ad essere libera o per diventarlo. 

 5) Musica e cultura, cinema e teatro, dibattiti politici e sociali diffusi attraverso Radio Aut, una radio libera autofinanziata alla quale Peppino Impastato donava ogni giorno tempo, impegno e dedizione. Ultimo, ma non meno importante, il coraggio. Il Peppino speaker radiofonico denunciava senza pietà tutti le violazioni, tutti i reati, tutti i traffici della mafia locale, per filo e per segno, per nome e per interesse. In primo luogo i misfatti e l’agire del capomafia Gaetano Badalamenti, chiamato dall’attivista Tano Seduto. Peppino faceva radio per informare, per mettere in guardia, per far sapere che tutto questo in una società libera non era accettabile. Lo faceva con tanta ironia e poco garbo, sbeffeggiando i mafiosi e i politici attraverso la sua Onda Pazza, il programma più seguito di Radio Aut… 

 6) Peppino Impastato sapeva cosa rischiava. Né è sempre stato cosciente, minuto per minuto, ora per ora, giorno dopo giorno. Sapeva perfettamente dei rischi che correva sfidando apertamente la mafia. Conosceva perfettamente, allo stesso modo, il dramma di una vita all’ombra della paura. Nel buio del silenzio, nell’ipocrisia dell’omertà, consumando ed erodendo gradualmente la propria libertà e morendo ogni giorno. Il rischio di una vita da vile valeva l’assaporare la grinta, l’entusiasmo e la gioia di essere liberi. Non accettare la legge della paura senza piegarsi alla volontà del terrore. Gioire con spavalderia sfidando la criminalità organizzata per dimostrare che cosa nostra poteva non fare paura. Peppino Impastato fu libero anche in quei cento passi che gli avrebbero fatto incontrare la morte… 

 7) Era la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, nel corso della campagna elettorale. E l’assassinio di Peppino Impastato rimase inosservato. Proprio in quelle ore veniva restituito il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. La notte di via Caetani a Roma, e l’assassinio di Peppino Impastato rimase inosservato. Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlarono di un atto terroristico in cui lo stesso attentatore sarebbe rimasto vittima di un misterioso suicidio, a causa di una lettera scritti molti mesi prima. E l’assassinio di Peppino Impastato sarebbe rimasto inosservato. Ma il valore di un eroe è proporzionale all’eco della sua fama? 

 8) La macchina del fango inarrestabile fece apparire Peppino come un attentatore suicida per una carica di tritolo esplosa sul ciglio di un binario. Di terroristi in Italia ne esistevano tanti. Impastato sarebbe stato solo un altro di questi. Pochi giorni dopo però, sempre a seguito della campagna elettorale, gli elettori di Cinisi votarono il suo nome, riuscendo a far eleggere simbolicamente Peppino al Consiglio comunale. Evidentemente non tutto il sacrificio sarebbe stato sacrificato invano, non tutti gli sforzi svaniti nella schiuma delle onde del mare di Sicilia, gli ideali non spezzati dalla deflagrazione. Contrariamente al significato dei termini il dimenticato Peppino Impastato non sarebbe stato dimenticato… 

 9) Ci sono stati uomini che hanno continuato nonostante intorno fosse tutto bruciato. Peppino Impastato sapeva che questa vita non ha significato se devi vivere con un fucile spianato e puntato sulla tempia. Poesie, articoli, appunti di una vita, raccolti con dedizione contro un’istituzione organizzata. Peppino non si sarebbe mai fermato. Lo hanno fermato con l’unico vile strumento che poteva distruggerne i mezzi fisici, la violenza. Non avrebbero mai fermato le sue idee, perché l’oblio, dal buon senso dei suoi compaesani, questa volta non sarebbe stato accettato. Il vero terrore sarebbe stato rappresentato solo da un sacrificio vano. 

 10) La matrice mafiosa del delitto Impastato venne individuata grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicita, assidua contro chi era ormai abituato a seppellire la coscienza nel cemento. Il primo Centro Siciliano di Documentazione Antimafia viene infatti intitolato nel 1980 a Peppino Impastato, di fronte all’unanimità dei suoi compagni di militanza. Peppino rappresenta la prima figura protagonista dell’allora inedita manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia. Pioniere della lotta per la giustizia, Impastato fu purtroppo il primo di tante altre vittime, eroi risucchiati fisicamente dal meccanismo della violenza, ma solo nel corpo, non nelle idee. 

 11) La giustizia no, non è solo un’illusione. Ognuno può decidere di rinunciare alla vigliaccheria e di fare un passo, anche uno solo. Se Peppino Impastato ne fece cento, questo non significa che un passo in più non possa fare la differenza. Cento compaesani lo hanno votato lo stesso e hanno fatto tutti insieme altri cento passi. I cittadini Siciliani hanno gradualmente ascoltato il grido di dolore di Giovanni e Felicita, e ne hanno fatti altri mille. Perfino il boss Gaetano Badalamenti ci avrà pensato, almeno una volta, nel corso dei suoi quarantacinque anni di reclusione, al miracolo Impastato. Le persone  troppo spesso si appellano a Dio senza sapere che in fondo sono loro stesse ad avere il potere. Nell’antimafia tutto nacque dal coraggio di Peppino Impastato e la battaglia a tutt’oggi non sarebbe finita… 

 12) Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono eroi di una guerra esplosa apertamente tra lo Stato e la Mafia, o meglio, tra la giustizia e il sistema del terrore, ingiusto ma purtroppo profondamente naturale, regolato solo dai presupposti della natura, dalla legge del più forte. Ai tempi di Peppino Impastato nessuno si preoccupava del Sud Italia. C’erano le BR e l’unico nemico dello Stato era il terrorismo. All’epoca perfino cosa nostra sembrava un processo naturale, non una piaga della comunità. Generare oppressione contro i propri simili al servizio di una società contraria. Gli uomini passano, come è passato Peppino con i suoi cento passi, ma riflettendoci tutto questo sarebbe stato valorizzato dal tempo. Un seme caduto in terra con il terreno fertile per fiorire sotto cumuli di sordo cemento. 

 13) Fabrizio Moro ha composto la canzone Pensa, i City Ramblers hanno fatto riferimento proprio a Impastato per incidere una loro canzone, Pippo Pollina una delle sue l’ha intitolata I cento passi. Nel cinema Peppino è stato ricordato attraverso l’interpretazione di Luigi Lo Cascio dal film di Marco Tullio Giordana. Se contro Peppino si è scatenata la civiltà mafiosa della mafia, a suo favore nel corso degli anni sono nate la civiltà e la cultura dell’antimafia. “Convertitevi, perché su di voi ricadrà il giudizio di Dio” Questo è l’appello di Giovanni Paolo II nel corso della sua visita in Sicilia. Il seme avrebbe dato molto frutto, il sacrificio di Impastato avrebbe sconfitto la prima risorsa di cosa nostra dopo l’ignoranza, avrebbe sconfitto l’oblio… 

14) Un’isola di sangue che fra limoni e fra conchiglie ha sepolto per molto tempo la testa e chiuso per troppi anni entrambi gli occhi di fronte al terrore e alla violenza. La Sicilia di Peppino Impastato aveva bisogno di una frattura all’interno del sistema. Una crepa nella cupola, perché è da quella fessura che entra la luce. E’ orami passato tanto tempo dalle marce della protesta e della pace di Danilo Dolci, l’organizzatore che più di ogni altro prese sotto la sua ala coraggiosa il giovane Peppino nel 1967. Nel 1978 il corpo di Impastato era già svanito ma le sue idee, floride come non mai, sarebbero rimaste sepolte solo qualche anno prima della riscoperta dei suoi pensieri, prima della nascita dell’antimafia… 

 15) Cento passi percorsi anche da questa puntata di LateEvidence dedicata a Giuseppe Impastato. Novantanove per celebrare, un altro solamente per dissipare l’oblio. Le sue idee rimasero intatte e reali come miracoli. Principi di uguaglianza ed educazione che Peppino adorava trasmettere attraverso l’Onda Pazza di Radio Aut. I suoi radioascoltatori impararono ad ascoltarlo. Potevano averlo sentito tante volte ma non lo avevano mai ascoltato come fecero dopo i cento passi di Peppino. Perché solo gli eventi drammatici possono destare la gente dall’apatia.  Impararono a rispondere “IO!” quando chiedevano chi fosse Impastato. E come Peppino rispondevano sempre: “Mio padre? La mia famiglia? Io voglio fottermene! Mio padre è un leccaculo! Io voglio dire che la mafia è una montagna di merda perché noi ci dobbiamo ribellare prima che sia troppo tardi, prima di abituarci alle loro facce, prima di non accorgerci più di niente! 

 Lorenzo Nicolao