Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

1) Era suo preciso desiderio morire nella città in cui era nata. Oriana Fallaci fino ai suoi ultimi istanti non rinunciò mai alla sua ostinata e testarda volontà di raggiungere il suo obiettivo, sempre e comunque, perfino quando “l’alieno” aveva ormai contaminato e prosciugato tutte le sue energie oltre alla disperata voglia di vivere. “Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartiere generale dove comandava mio padre, ci andavo da bambina con il nome da battaglia di Emilia e portavo le bombe ai partigiani nascondendole nei cesti dell’insalata”. Una vocazione che presto l’avrebbe coronata come prima donna in Italia ad andare al fronte come inviata speciale…

2) La piccola Oriana all’inizio non era altro che la prima di quattro sorelle, Neera e Paola, anch’esse giornaliste e scrittrici, ed Elisabetta, figlia adottata dalla famiglia Fallaci. La piccola Oriana non era altro che una vedetta, insospettabile e invisibile nel conflitto civile della Resistenza, ma preziosissima  per il padre Edoardo, tanto che l’attivissima bimba al fronte fu premiata ricevendo nel 1943, a soli quattordici anni, un riconoscimento d’onore dall’esercito italiano. Ma l’esordio nel giornalismo sarebbe stato il fronte decisivo per aprirne molti altri dopo la fine del conflitto mondiale, quello che costantemente la rese poi protagonista di tante battaglie.

3) Poco dopo la fine della guerra Oriana Fallaci aveva già conseguito la maturità classica nel liceo Galileo Galilei di Firenze, si iscrisse subito alla facoltà di medicina senza successo e si dedicò poco dopo al giornalismo, esortata dallo zio Bruno Fallaci, suo primo mentore che a detta della stessa Oriana le affidava solo “incarichi infami” per non favorirla. Le prime esperienze quindi a Milano per lavorare al settimanale Epoca del quale lo stesso zio era direttore. Già licenziata per essersi rifiutata di scrivere un articolo contro Palmiro Togliatti, si occupò in realtà di svariati argomenti, dalla cronaca nera al costume, ma la vocazione per la corrispondenza sarebbe stata troppo forte, tanto da illuminarla come inviata speciale di guerra, un mestiere giornalisticamente sporco al quale nessuna donna prima di Oriana era stata in grado di adattarsi…

4) Dai sette peccati di Hollywood raccontando i retroscena della vita mondana americana, al difficile rapporto con l’oriente, la giovane cronista Fallaci non seppe resistere al fascino del corrispondente da Londra Alfredo Pieroni che, come primo e devastante amore, la portò in una turbinosa relazione di vane speranze e disillusioni continue, fino all’aborto di quell’unico figlio a cui avrebbe dedicato la lettera più bella con il suo bestseller di maggior successo, fino alla depressione e al tentato suicidio. Così cadde Oriana in quel contorto sconvolgimento di emozioni giovanili contrastanti che segnano soprattutto le donne e ne formano il carattere in uno o in un altro senso. La Fallaci stava diventando gradualmente, cicatrice dopo cicatrice, quello per cui sarebbe stata certamente riconosciuta qualche anno dopo, una giornalista d’assalto senza scrupoli e senza pudore per domande scomode e interrogatori asfissianti, alla disperata ricerca di risposte, per un breve articolo di giornale come per la sua stessa esistenza.

5) C’erano troppe cose che Oriana Fallaci non sopportava e per le quali ovviamente non poteva tacere. la discriminazione contro le donne era una di queste. Già nel 1961 per dare una piega forte e netta alla sua carriera da reporter, realizzò un’inchiesta sulla condizione della donna in Oriente, quella che poi si sarebbe ritradotta nelle librerie come Il sesso inutile. Per la fallaci scrittrice esce l’anno successivo Penelope alla guerra e poco dopo anche Lettera a un bambino mai nato per completare un framework che sarebbe quasi banale definire semplicemente femminista, dal momento che prima che le femministe fossero, Oriana Fallaci era già un’inviata in carriera. Dopo diverse interviste ai tecnici della NASA e alla pubblicazione del libro Se il sole muore, Oriana avrebbe condizionato perfino lo sbarco sulla luna, dal giornalismo che segue la notizia quindi, a quello che la notizia la crea…

6) Per Oriana Fallaci già l’incontro con Wernher Von Braun era stata un’esperienza interessante per le contraddizioni del mondo, uno scienziato tedesco che aveva precedentemente progettato i missili V2 per la Germania nazista ora pronto a collaborare con la NASA americana per battere i sovietici russi nella conquista dello spazio. Nel 1969 Oriana tornò infatti a seguire il lancio della missione Apollo 11e Charles Conrad, comandante della missione Apollo 12, non esitò a chiederle un consiglio sulle battute da utilizzare al momento dello sbarco, degne del “piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità” di Neil Armstrong. Senza pietas la Fallaci vista la sua statura gli disse: “Sarà stato un piccolo passo per Neil, ma certamente lo sarà lungo per me!” Il bello della prepotenza di Oriana è che poi il basso comandante sulla luna queste parole le disse davvero. Ma non sarebbe certamente stata questa la sfida più ardua della giornalista irriverente…

7) Se da una parte viene naturale negli anni sessanta parlare di grandi conquiste nello spazio, Oriana Fallaci rimase una reporter con i piedi ben saldi sulla terra e nel mondo c’era troppa guerra per poter semplicemente sognare guardando le stelle del cielo. Vietnam e Indocina, le rivolte studentesche per le morti dei Kennedy e di Martin Luther King, i sessantottini che lei definiva “vandali borghesi che osano invocare Che Guevara vivendo con l’aria condizionata e andando a scuola con il fuoristrada di papà”, Oriana provava ad essere ovunque spinta da quell’insano bisogno di essere sul posto per seguire degnamente gli eventi del mondo, non fidandosi di nessun’altra trasmissione indiretta della notizia, perfino quando colpita da un mitra in Messico viene ritenuta morta e portata in un obitorio. Ma ben altro ci sarebbe voluto oltre queste disavventure per fermarla…

8) Il massacro di Tlatelolco in Piazza delle tre culture a Città del Messico con la morte di centinaia di giovani sarebbe stato poi considerato da Oriana Fallaci come un massacro peggiore di quelli che aveva visto come corrispondente di guerra, a tratti perfino peggiore di quelli che avrebbe poi visto e raccontato dall’India e dal Pakistan, come anche dal Sud America e dal Medio Oriente. Il suo dovere era ovunque e in qualunque momento e modo documentare menzogne e atrocità, ma anche gli eroismi e l’umanità di conflitti e guerre che la Fallaci definì una sanguinosa follia. Come quelli che la portarono a conoscere le tensioni degli anni settanta attraverso la figura di Alexandros Panagulis.

9) Il grande amore giovanile era stato Alfredo Pieroni, colui che era quasi riuscito a donarle un figlio, risvegliando in Oriana Fallaci l’ambiguità e il suo amletico rapporto con l’aborto. L’amore della maturità fu però Alexandros Panagulis, uno dei leader dell’opposizione greca al regime dei colonnelli, perseguitato, torturato e incarcerato a lungo. Si incontrarono appena lui uscì dal carcere e i volti temprati da tante fatiche e conflitti non potevano fare altro che attrarsi irresistibilmente. Inutile dire che dopo essere stati compagni di vita per tre anni, la morte misteriosa di lui in un incomprensibile incidente fu per lei un palese e sentito motivo per denunciare l’ennesimo omicidio politico sospetto, dopo anni che i due avevano collaborato per far luce sull’omicidio del loro amico Pier paolo Pasolini, morto appena un anno prima con dinamiche simili a quelle di Panagulis.

10) Un uomo fu certamente un’opera che, fra tanti libri, Oriana Fallaci doveva per forza dedicare all’amore della sua vita da giornalista e donna matura, esperta sia nel campo professionale che in quello contraddittorio e dubbioso dell’esistenza di una donna. Ora però era necessario continuare a seguire la cronaca internazionale come il suo mestiere richiedeva a determinati livelli e il 1979 segnò anche il ritorno dell’ayatollah Khomeini e lo scoppio della rivoluzione iraniana. Pur di incontrare il sommo imam, Oriana non rinunciò a un matrimonio sciita improvvisato con il proprio interprete e, per pura soddisfazione personale, non giornalistica, si tolse lo chador di fronte a Khomeini apostrofandolo come tiranno. Quasi per un paradossale rispetto reverenziale all’impeto della giornalista fiorentina, l’ayatollah in seguito non fece altro che additare la Fallaci come un modello negativo da non seguire per le donne iraniane. E non sarebbe finita qui…

11) Dopo Khomeini, nelle sue Interviste con la storia, Oriana Fallaci riuscì ad intervistare personaggi del calibro di Lech Walesa, Henry Kissinger, Yasser Arafat, Giulio Andreotti, Indira Gandhi, Deng Xiaoping, Muhammar Gheddafi e Willy Brandt, solo per citarne alcuni, fino a quando non furono i suoi intervistati ad essere onorati di averla come intervistatrice, certamente più di quanto Oriana fosse contenta di intervistare autori e maestri di tanti intrighi politici, tanti affari di Stato e diplomazie occulte a cui lei era solita dichiarare guerra apertamente a tempo di domande impertinenti. Quando poi il suo impegno politico si concretizzò nel femminismo dei radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino nelle elezioni del 1976, è chiaro che tante simpatie del pubblico si sarebbero affievolite e tante contestazioni alimentate, ma mai come nel caso del delicato tema dell’Islam, argomento per il quale la Fallaci ebbe sempre opinioni molto contrastanti e contrastate.

12) Oriana Fallaci, sin dalla tenera età di tredici anni, nell’epoca in cui combatteva a fianco del padre tra i partigiani al servizio della Resistenza, politicamente come giornalista ne ha fatta di strada, ne ha fatta moltissima come inviata e corrispondente, ma seppe percorrerne allo stesso tempo tantissima come opinionista politica, un mondo che come i campi minati di Saigon e Kabul sapeva non lasciarti scampo. Sul tema dell’Islam il 2001 fu l’anno decisivo in cui abbandonò la stesura del grandissimo Cappello pieno di ciliegie per dedicarsi interamente alla trilogia de La rabbia e l’orgoglio. Dopo il romanzo Insciallah, fu finalmente tempo di un outing radicale contro il fondamentalismo islamico e contro le instabili premesse di un’integrazione europea che permetteva ai musulmani di costruire moschee in Italia, ma non agli Italiani di edificare chiese in medio Oriente. “Quindi gliele faccio saltare in aria anche io” diceva la solita Oriana con la sua consueta irriverenza…

13) Se la chiusura totale della Fallaci a un certo tipo di multiculturalismo la rese oggetto di aspre critiche e allo stesso tempo stendardo di tanti orientamenti politici degli anni novanta e duemila, dall’altra parte è interessante come lei stessa abbia diffidato fortemente della politica italiana post Tangentopoli, del clericalismo a cui si riavvicinò solo attraverso le figure di Rino Fisichella e Joseph Ratzinger, dei concetti stessi di destra e sinistra, del sostegno al femminismo e di curiosi commenti al calcio nel 2004. “Capisco le necessità professionali di Totti, ma io non avrei chiesto scusa. il danese Poulsen erano due ore che lo prendeva a gomitate e pedate!” diceva così Oriana senza cedere nemmeno un frammento della sua verve, nemmeno di fronte all’alieno che se la sarebbe di lì a poco portata via.

14) Oriana Fallaci è deceduta il 15 settembre 2006 a 77 anni, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute dovuto al cancro, definito da lei stessa “l’Alieno”, che ormai da anni l’aveva colpita. La scrittrice fu così ricoverata nella clinica Santa Chiara a Firenze, ma senza poter rivedere l’Arno dalla torre dei Mannelli per l’ultima volta come aveva già tanto ardentemente desiderato.  Con lei vennero sepolte tre rose gialle, una copia del Corriere della Sera, il quotidiano con il quale collaborò maggiormente, e un fiorino d’oro che in vita le era stato negato, donato da Franco Zeffirelli. Ma le controversie e i casi politici che oggi vive il mondo, che come una visionaria l’avrebbero resa celebre in qualsiasi citazione, non sarebbero naturalmente terminate con il corpo di Oriana…

15) Se il sipario si chiude anche per una vita vivace ma contorta, radiosa ma piena di conflitti e dolori come quella di Oriana Fallaci, è inutile cercare parole diverse da quella della migliore giornalista italiana che la storia abbia saputo finora offrire, quella storia che attraverso i suoi protagonisti lei stessa aveva intervistato, direttamente o indirettamente. Perché il coraggio è fatto di paura e la libertà prima di essere un diritto è necessariamente un dovere. Perché chi ama la vita deve essere sempre alla finestra con un fucile in mano per difenderla, siccome il silenzio non paga e molte volte tacere è il più grande peccato che possa essere commesso mentre parlare diventa un obbligo, un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre, come raccontare, anche se solo per una puntata e per brevi tratti, la vita straordinaria di una straordinaria giornalista, scrittrice e soprattutto donna come Oriana Fallaci.