Mary Garret, il cigno nero del balletto italiano

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Non un Allongé né un Couronne, nemmeno una qualsiasi altra tecnica della danza o passi di un balletto, Bolero o Carmen che sia. La lezione di Francesca Garritano, in arte Mary Garret, passa per una denuncia.

Una delle dichiarazioni che maggiormente hanno infuocato il mondo italiano della danza negli ultimi anni. Lo sport è tecnica, preparazione atletica, dedizione e forza mentale. Se nel tennis puoi fare punto steccando la palla e nel calcio un errore dell’avversario o perfino dell’arbitro può permetterti di andare in goal, nella danza classica nulla che non sia controllato e ponderato può essere ammesso.

L’unica disciplina perfetta. Quella che segue il ritmo della musica, ma che manifesta il culto dell’estetica. La perfezione passa per un corpo, un gesto, una leggerezza che impone già alle bambine disciplina a teatro, in palestra, a tavola, in ogni fase della giornata e della settimana. Un’imposizione che per certi obiettivi è disposta a far soccombere qualsiasi eccezione alla regola. Mary Garret ha scelto di essere il terremoto del balletto italiano.

“La verità, vi prego, sulla danza” il suo grido, come il titolo del libro di denuncia di cui è autrice che le è costata la perdita del ruolo di Etoile alla Scala di Milano. Se pensiamo all’importanza della nutrizione in tutti gli sport, in un’epoca dove vanno di moda le pubblicazioni di Novak Djokovic, il celiaco più famoso al mondo, l’espulsione di Mary Garret e il suo bisogno di denunciare i lati oscuri del balletto sono il risvolto patologico del tema. Emarginata come un cigno nero, nonostante la sua voglia di illuminare l’opinione pubblica sull’anorressia e la bulimia.

Contro la volontà di tacere e far tacere qualsiasi dichiarazione soffocando ogni sua campagna sulla rilevanza di un’alimentazione sana. Inutile soffermarsi sui drammi e le nevrosi di bambine già etichettate come balene dai propri allenatori, ragazze che devono vedere la propria torta di compleanno come un male in quella competizione che schiera in aperta opposizione le rivali, al fine di essere apprezzate sul palco e nella vita da istruttori, direttori artistici e appassionati.

Una concorrenza sfrenata per gli applausi scroscianti che può consumare la propria interiorità come la privazione di un pasto sereno. Il vero male sono la disinformazione, le imposizioni e i condizionamenti, l’indifferenza del calpestare ogni valore ponendo in primo piano solo il successo. Da questo nascono il doping, il calcio-scommesse, i trofei rubati, gli infortuni esistiti solo perché alle tv conveniva un certo orario invece di un altro per una prestazione sportiva indipendentemente dalle circostanze.

Mary Garret continua a combattere l’ingiustizia sistemica della danza e di ogni altro sport che gestito in maniera utilitaristica calpesta la passione, vero motore di ogni disciplina. Il Lago dei Cigni era una storia tragica in cui il cigno nero trionfava sul bianco seducendo il principe Siegfried grazie agli incantesimi del malvagio Rothbart.

Nel nostro caso è bene sperare che anche la battaglia della danza italiana sia vinta dal cigno nero. Quello bianco invece, tinto dal candore pallido e diafano dei volti delle ballerine anoressiche, vinto per sempre come nell’opera di Tchaikovsky, ma questa volta dall’unico incantesimo realmente inarrestabile e invincibile, la verità.

Lorenzo Nicolao

Twitter: @NicolaoLorenzo

2 thoughts on “Mary Garret, il cigno nero del balletto italiano

  1. Interessante articolo su uno sport che è stato fin troppo sostituito dal calcio e simili e sui problemi che invece comporta in sempre più bambine. Bravo Lorenzo!

    • Lo sport è educazione, crescita, salute. Importante ricordarlo quando i calcoli economici rischiano di vanificare tutto il resto.

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