Le nuove polemiche italiane per il visto negato a Battisti

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Visto negato e niente rinnovo. Dopo una quieta permanenza in Brasile l’ormai noto brigatista Cesare Battisti sarà costretto a preparare le valigie. “La posizione dell’imputato al momento è quella di uno straniero senza documenti in Brasile e condannato in Patria per crimini a lui attribuiti”. Senza troppe esitazioni il giudice federale di Brasilia Adverci Rates Mendes De Abreu definisce una condizione giuridica già chiara da molti anni alla magistratura italiana, poi ai media, infine al pubblico di mezzo mondo. Come nelle migliori soap operas il colpo di scena giunge quando meno te lo aspetti, in una tempesta che si scatena subito dopo la bonaccia.

 L’avvocato di Battisti, Igor Sant’Anna Tamasauskas, ha annunciato il ricorso: “Non comprendiamo come la sentenza tenti di modificare una decisione della Corte costituzionale e del presidente della Repubblica”. Guerra giuridica è stata dichiarata quindi e a poco servono ora i precedenti dell’ex Presidente del Brasile Lula e di Dilma Roussef. Cesare Battisti di fronte al mancato rinnovo del visto di permanenza sarà comunque costretto a lasciare il Paese. Tra le mete più probabili ci sono il Messico e la Francia, ma non si sa se la dottrina Mitterand riuscirà a tornargli utile ancora una volta, come lo fu nel corso dei sanguinosissimi anni di Piombo. Proprio su questi occorre tornare, perché ancora una volta l’Italia è riuscita a difendere il record di Paese più polemico, soprattutto in un caso nazionale spinoso come questo.

Alberto Torregiani, figlio di una delle principali vittime di Battisti e ferito a sua volta in un agguato, inneggia senza ipocrisie e privo di pacatezza all’estradizione. “E’ ora che l’Italia cessi di fare la parte della pecora. Il tempo della resa dei conti sembra essere giunto. Un Paese civile ne approfitterebbe senza pensarci due volte”. Il Leghista Roberto Maroni lo sostiene apertamente e lancia, in un fare 2.0, l’hashtag renziano #Lavoltabuona. Così, senza ripercorrere troppo la storia del brigatista, prima scappato in Francia e poi accolto come richiedente asilo in Brasile dove ha potuto scrivere libri e vivere in un apparente stato di tranquillità, ora i nodi sembrano venire al pettine, ma senza che vi sia una chiara risoluzione del caso. 

L’Italia dei complessi storici e delle rinnovate polemiche è sempre piena di sorprese, soprattutto in campo diplomatico, ma vi sarà una soluzione politica e giuridica chiara, limpida come poco è stata finora sul caso del brigatista? Da destra i partiti inneggiano al danno subìto dai Marò e dalla beffa alimentata dalla libertà vigilata di Battisti, da sinistra assicurano il loro impegno a risolvere il caso, gli altri sono già pronti a scatenare una nuova ondata di populismo in piazza e sui social. “Israeliani e Americani i criminali come Battisti li vanno a prendere, perché sono Paesi civili appartenenti ad uno strandard con cui l’Italia non ha nulla a che fare.” Se questo è l’attuale stato d’animo dominante, non rimane che attendere la risposta del governo attraverso il ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni oppure un’insperata pronuncia della stessa Lady Pesc Federica Mogherini. Nel momento in cui questa frase viene scritta non è giunto ancora un tweet del premier Renzi. Chissà se giungerà nella notte o se mai ci sarà.

Lorenzo Nicolao (Twitter: @NicolaoLorenzo)