La pace percorre la stessa strada dei giovani e non conosce discriminazione


La pace è il premio di una battaglia intrinsecamente legata alla quotidianità. Lo diceva Eleanor Roosvelt mentre lamentava ancora lo scarso peso giuridico che avevano i diritti umani all’interno dei trattati internazionali, è possibile riaffermarlo oggi facendo esperienza del mondo e dei premi Nobel che hanno arricchito la storia della pace.
Il “World Summit of the Nobel Peace Prize Laureates” è una bellissima iniziativa che giungerà quest’anno alla sua quindicesima edizione, in giro per il mondo e coinvolgendo un sempre più alto numero di giovani ogni anno.

Quest’anno studenti provenienti da ogni parte del globo sono vivamente attesi a Barcellona, capitale della Catalogna e vivace città della ridente Spagna. La delegazione italiana, in buona parte studenti provenienti dalla LUISS Guido Carli di Roma, attraverso il duro lavoro e il palese entusiasmo che sta investendo nel progetto, è sempre più parte di questa iniziativa.

Per capire di cosa esattamente si tratti basta chiarire che i premi Nobel per la pace si incontrano da svariati anni, ma fino a poco tempo fa poco seriamente era stata presa in considerazione la partecipazione dei giovani all’interno di un programma formativo per la costituzione di workshop in merito ai più nobili intenti di sviluppo umano e alla possibilità di mettersi all’opera come giovani reporter intenti a non perdersi neanche una parola di persone che hanno fatto della propria vita una conquista.

Una sontuosa vittoria solidale quella di ogni singolo premio Nobel attraverso la propria storia, se prendiamo in considerazione la violenza, la cattiveria e l’indifferenza che ancora oggi il mondo sa esprimere in una società fatta di consumismo, materialismo ed egoismo.

Dal 13 al 15 novembre, migliaia di ragazzi internazionali incontreranno, intervisteranno e potranno essere ascoltati dai premi Nobel nelle loro proposte in merito allo sviluppo della pace.

Quest’anno saranno presenti figure del calibro di Lech Walesa, Jody Williams, Shirin Ebadi, Tawakkol Karman, Oscar Arias Sanchez, ma anche i rappresentanti di diverse entità collettive che hanno vinto a seguito del loro lavoro di squadra come Medici Senza Frontiere, l’Unione Europea, l’organizzazione internazionale contro l’uso delle armi chimiche, la croce rossa e la “Pugwash Conferences” solo per citarne alcune.

Magari non tutti ricoprono le prime pagine della cronaca delle testate internazionali ma sicuramente la loro storia merita di essere conosciuta, soprattutto dai giovani, non solo come percorso formativo e culturale in sé, ma anche per trasformare una volta per tutte la retorica sulla pace in pragmatismo.

Ciò che conta è che ogni iniziativa provenga dal basso e sia frutto dell’impegno diretto dei giovani, sebbene ci sia ogni sorta di appoggio istituzionale, che tuttavia non è sempre facile da trovare.

Da quando il professore LUISS Enzo Le Fevre Cervini propose agli studenti di partecipare al World Summit dello scorso anno a Roma la giovane macchina organizzativa non solo non si è fermata, ma sta crescendo in maniera esponenziale, sia nell’ambito della comunicazione e dei progetti legati al giornalismo sia nell’ambito dei Workshop.

Ad esempio la delegazione italiana, cercando di coinvolgere il maggiore numero di enti istituzionali possibili ha proposto una “Youth Declaration”, in merito agli obiettivi da conseguire nel campo della pace e anche come sviluppo futuro di guidelines precise per i prossimi World Summit.

Lo scorso anno sono state proprio le parole del Dalai Lama, star indiscussa del Summit fra tanti premi nobel, a incoraggiare e motivare gli studenti nel convincersi di poter essere veramente la chiave di volta per fare la differenza.

In tutto questo inutile aggiungere che nell’impianto organizzativo sia indispensabile il coinvolgimento delle persone anche attraverso le piattaforme 2.0.

La delegazione italiana si sta preparando con fervore al prossimo Summit e lo fa senza risparmiarsi nella comunicazione attraverso la pagina Facebook (https://www.facebook.com/LUISSNobelPeace/), l’account Twitter (https://twitter.com/LUISSNobelPeace) e diversi articoli scritti su Medium, un’innovativa piattaforma dove ciascuno avrà l’opportunità di dire la propria, attivando quel virtuoso circolo della condivisione e della “viralità” positiva che solo internet sa mettere in moto.

Così, senza alcuna discriminazione e indipendentemente dal Paese di provenienza, la delegazione italiana come tutte le altre partecipanti al World Summit di Barcellona sono pronte a iniziare il proprio percorso di giovani intenti ad incrociare la strada della pace, che via che in fondo risulta anche la medesima.

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