La battaglia dei femminismi

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Il fatto che la cantante Taylor Swift sia diventata la più giovane donna inclusa nella lista di Forbes tra le donne più influenti al mondo non convince proprio tutti.

Camille Paglia, la nota e irriverente professoressa e critica americana, autrice di svariati trattati sul femminismo, non si trattiene dall’attaccare in un nuovo essay per Hollywood Reporter, la Swift e tutte le sue colleghe, riaprendo un dibattito assai in voga negli anni 70.
Le cosiddette Squad Girls, le teenagers emancipate che attirano i riflettori e inflazionano ogni rivista di musica, cinema e moda, per Camille Paglia potrebbero quindi non rappresentare la donna come il vero sesso forte della nostra epoca.
Le note Drew Barrymore, Reese Witherspoon, Cara Delevingne, Selena Gomez, Emma Stone, Miley Cyrus, Jennifer Lawrence e Gigi Hadid, tanto per citarne solo alcune, sono sul banco delle imputate e la loro potrebbe quindi essere solo una finta emancipazione.
“Tutte queste notabilissime ragazze anni 90 – spiega Paglia nel sua tesi – Non fanno altro che il gioco sporco di una più profonda campagna pubblicitaria maschilista, che al di là di ogni buon proposito di queste apparentemente energiche militanti sfrutta ancora una volta la donna per la sua mera immagine esteriore”.
La tesi è abbastanza semplice, le conseguenze sono molto meno banali.
Come valutare il grado di libertà e riconoscimento dei diritti di una donna, soprattutto in merito al potersi denudare o esternare il proprio corpo senza soggezione?
Il dibattito nacque alla nascita della rivista Playboy, nel lontano 1953.
Una playmate era schiava dei desideri degli uomini o modella per un nuovo prototipo di donna occidentale padrona di sé contrapposta ad altre culture dove sarebbe costretta a coprirsi perfino il volto?
Se di femminismo dobbiamo parlare, vero è che di femminismi ne esistono molti e Camille Paglia, critica di molte correnti che dovrebbero incoraggiare la donna a coprire un nuovo ruolo nella società moderna, non fa altro che riaprire un dibattito mai chiuso e non abbastanza affrontato.
“Una donna deve andare oltre le forme e il dinamismo del proprio corpo – sostiene la studiosa – “Una Delevingne non trasmette alcun esempio a giovani donne desiderose di coltivare i propri talenti”.
Se da una parte vanno necessariamente esclusi gli estremismi di Paglia in una terminologia poco consona a una cattedra universitaria e assai aggressiva nei confronti di chi, in un modo o nell’altro, la propria carriera l’ha costruita senza precisi obblighi morali verso il mondo, dall’altra è bello poter ricordare quante fanno la differenza in svariati campi professionali e differenti talenti, attraverso sì la propria immagine ma donandone anche una marcia in più.
Si ricorderanno le prime campagne umanitarie in Africa di Audrey Hepburn, si può vedere un’Emma Watson impegnata nel suo femminismo #HeforShe come una Samantha Cristoforetti in viaggio per lo spazio, si potrebbero menzionare tante attrici e sportive che vengono premiate per il loro talento lasciando alle mere riviste di gossip qualche commento piccante sull’aspetto o sulla loro vita privata.
In fondo a ogni dibattito femminista si aggiungerà dunque un pizzico di realismo e concretezza. Non sarà un caso che da quasi undici anni in Germania ed Europa comanda non un cancelliere, bensì una cancelliera, l’Angela Merkel nuovo volto di Time (copertine alternative come si può intendere). Non sarà un caso che il fatturato sportivo personale più elevato e competitivo sia quello della tennista Maria Sharapova, che in termini di business, oltre la prevedibile vendita della propria immagine, è padrona di un elevato quantitativo di azioni in borsa, dalle automobili tedesche Porsche all’acqua francese Evian surclassando i divi del calcio Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.
In immagine la donna vince facilmente, ma con il talento come valore aggiunto risulta decisamente invincibile.
Oltre le Squad Girls vittime di Camille Paglia, il mondo contemporaneo offre tanto altro che purtroppo non passa sempre per i titoli della stampa, come risulta sempre degno di essere ricordato il sacrificio politico di una donna come la pakistana Benazir Bhutto, uccisa nel 2007 solo per la volontà di cambiare il proprio Paese.
In fondo come dice lo stesso premio Nobel per la pace iraniano Shirin Ebadi, tanto per citare una vivace e partitista, ma bella espressione femminista: “Noi donne siamo più potenti degli uomini, ma questo per loro è un pericolo. In Medio Oriente non solo generalmente calpestano i nostri talenti, ma vogliono persino coprire i nostri volti, perché tra tutte le donne quelle che vivono nel mondo arabo e musulmano sono le più forti, per questo il loro terrore è ancor più grande”.
twitta@LolloNicolao