International Journalism Festival 2016 – Perugia

 

12321344_10207480299979991_390151106603571917_nIl giornalismo fra tradizione e innovazione

In corso la decima edizione del Festival del Giornalismo di Perugia

In soli cinque giorni duecento eventi, risultando ancora una volta uno degli appuntamenti più seguiti del panorama giornalistico non solo a livello nazionale, ma anche su scala internazionale.

Il festival del giornalismo di Perugia giunge alla sua decima edizione senza smentire nessuna delle attese, così, anche nella sua seconda giornata, il fitto susseguirsi delle conferenze ha animato il centro del capoluogo umbro.

Fino a domenica non mancheranno gli appuntamenti per fanatici, apassiomati o anche semplici curiosi del mondo dell’informazione e dell’innovazione.

Il giornalismo è dinamico – sostiene da sempre la sua fondatrice Arianna Ciccone – Ancora una volta dobbiamo essere al passo delle frenetiche tecnologie di oggi“.

Se infatti il festival si basa su questo, da ormai dieci anni, oltre 500 relatori provenienti da 34 Paesi diversi, non hanno fatto che internazionalizzare ancora una volta lo spirito dell’evento.

Nella giornata di giovedì hanno aperto le danze i trucchi di Youtube, spiegati da Elisabetta Tola, e la copertura delle notizie in zone di guerra, con ospiti d’eccezione quali Andy Carvin di reported.lyMark Little, vicepresidente di Twitter in Africa, e Kate Riley di BBC news.

Se invece nella “pausa pranzo” Livia Iacolare ha insegnato nel suo workshop a sfruttare al massimo le potenzialità di Twitter e Periscope, è stato Andrew Stroehlein a sensibilizzare sul tema dell’immigrazione nella Sala del Dottorato grazie alla sua esperienza con Human Rights Watch.

Nel pomeriggio hanno tenuto banco ancora una volta gli smartphone e i nuovi attori digitali nel cambiamento dell’informazione in TV, grazie alle ottime slides di Ibrahim Helal di AlJazeera, espertissimo delle Primavere Arabe seguite dai media, e su tutti la direttrice di Sky Tg 24 Sarah Varetto al Teatro Sapienza, portando a Perugia la sua maxi inchiesta sugli sprechi dell’amministrazione pubblica italiana in compagnia di Gian Antonio Stella del Corriere della Sera, espertissimo in pubblici scandali.

Amalia De Simone per Corriere.it ha invece raccontato il giornalismo investigativo prima della proiezione del documentario che ha raccontato passo passo le frizioni del governo greco di Tsipras con la Troika e l’Unione Europea.

Non sono mancati gli spunti per un pubblico più o meno giovane, ma neanche per uno italiano oppure più internazionale.

Gli eventi continueranno nel corso del fine settimana, senza vi sia un attimo per rifiatare perché, si sa, la notizia non può attendere.

 

Le crisi di oggi e la responsabilità dell’informazione

Al terzo giorno di festival regna la deontologia della professione

 

A metà svolgimento della decima edizione del Festival del Giornalismo di Perugia, entrano nel vivo le riflessioni sull’attualità e molte conferenze non possono che essere dominate dal nodo della Siria, a volte incentrate sul terrorismo, altre sulla crisi migratoria.

Di tutto questo, dopo le riflessioni sul servizio pubblico del mattino, hanno parlato molti esponenti del giornalismo internazionale, moderati da altrettanti volti noti dell’informazione italiana.

Per esempio Giovanna Pancheri, corrispondente per l’Europa di Sky Tg 24, ha dialogato con Alessandro LeograndeAris Messinis e Matina Stevis del The Wall Street Journal.

In Europa negli ultimi sei mesi ho seguito tre attentati, è ora di prendere sul serio le emergenze del nostro continente” ha detto Pancheri sollecitando le domande del pubblico nella Sala del Dottorato.

Altro incontro peculiare, sempre nella medesima sala, è stato quello con Massimo Sestini, il fotografo vincitore del World Press Photo award 2015 con una foto “zenitale”, per dirla in gerco tecnico, a un barcone di migranti.

Invece Antonella Palermo della Radio Vaticana, ha moderato con Lorenzo Trombetta, giornalista di ANSA e collaboratore di LIMES, Marcell Shehwaro ed Eva Ziedan, esperte, cittadine e attiviste siriane.

In serata i temi sono stati più di ampio spettro, con una riflessione sul giornalismo d’inchiesta e un’altra sullo spionaggio globale.

In primis, Emiliano Fittipaldi, ancora coinvolto nel processo Vatileaks dopo aver pubblicato Avarizia, in compagnia di Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, aggiuntasi all’ultimo, e moderati entrambi da Alessandra Sardoni di La7.

 

In secundis, Stefania Maurizi de L’Espresso, colei che si occupò dei dossier italiani di Wikileaks traducendoli per il bel Paese in compagnia di esponenti della testata tanto discussa, su tutti Sarah Harrison.

È strano come Snowden sia dovuto essere stato accolto dalla Russia e nessun Paese europeo si sia offerto. Informazioni offerte al pubblico, non ai servizi segreti stranieri…”

Per chiudere il terzo giorno non poteva mancare un grande classico quale uno spettacolo teatrale al teatro Morlacchi, intitolato Carta Bianca e condotto unicamente dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio.

 

Medio Oriente sotto i riflettori, quale dovere per i reporter?

 

Nel corso del quarto giorno di conferenze a Perugia, i principali ospiti del festival si sono principalmente occupati di Medio Oriente  e di come evitare superficialità e banalizzazioni raccontando la cronaca di questa regione.

Il primo intervento del giorno è stato quello di Susan DabbousRichard Colebourn e Christian Elia, tre giornalisti che conoscono a fondo il conflitto Israelo-Palestinese.

In ogni passaggio, quasi con ironia, hanno ammonito sul forte pregiudizio che condiziona il tema.

È quasi buffo da dire – ha raccontato Dabbous – Bisogna essere soddisfatti se dopo aver scritto un pezzo l’onda delle critiche sia bilanciata tra lettori arabi e lettori israeliani. Solo allora saprai di aver scritto un pezzo imparziale“.

È incredibile – risponde Elia – Di altri temi nessuno sa nulla, eppure di Israele e Palestina tutti sanno tutto e hanno un’opinione senza averne letto nulla.”

Nel corso della giornata è stato toccato più a fondo il tema dell’emergenza migratoria, ma sempre mettendo in guardia sul rischio di conclusioni affrettate.

Barbara Serra di Al Jazeera English ha prima moderato l’attivista Iyad El-Baghdadi, poi nel pomeriggio ha fornito il suo punto di vista internazionale a un dibattito in compagnia di Corrado Formigli di La7 e Francesca Paci de La Stampa di Torino.

Proprio Formigli ha parlato delle difficoltà della televisione nel narrare questi temi senza strumentalizzarli, ma ha, allo stesso modo, difeso la tv attraverso il dovere di parlarne per sensibilizzare il pubblico.

Su tutti gli incontri però, se alternativi sono stati due incontri nella Sala del Dottorato per parlare dello stato di salute, o di non salute dei media, prima in Russia e poi in Spagna, nettamente più toccante è risultata la testimonianza di Perer Greste, l’evento più seguito del giorno.

Intervistato da Marina Petrillo di Reported.ly, il corrispondente di Al Jazeera ha prima parlato della libertà di stampa nel mondo, ma ha poi soprattutto raccontato i suoi 400 giorni di prigionia.

Fino a pochi mesi fa infatti, Greste era tra i tre giornalisti arrestati in Egitto semplicemente per aver raccontato gli sviluppi politici del Paese dopo le Primavere Arabe, e per questo accusati di essere simpatizzanti dei Fratelli Musulmani al Cairo.

Se Beppe Severgnini ha infine narrato in serata i nuovi linguaggi del giornalismo attraverso Twitter, è stato però Peter Greste ad aver ravvivato il Festival, rianimando il vero spirito vocazionale di questa professione.

 

Il festival sempre in auge

Altro successo nella decima edizione di IJF

 

L’International Journalism Festival“, come lo definiscono gli ospiti stranieri, è ancora il fiore all’occhiello tra gli eventi dedicati al giornalismo in Italia, nato per sopperire il timore delle novità che incombevano in questo mestiere e sulla cresta dell’onda da ormai dieci primavere.

Si è concluso domenica 10 aprile e tornerà il prossimo anno, ma nell’ultima giornata di incontri non sono mancate né l’informazione, né lo svago.

Tra gli approfondimenti, degno di nota è stato il panel sulla Siria moderato da Marta Serafini del Corriere della Sera, mentre eventi interessanti nel corso del pomeriggio si sono concentrati sul mondo radiofonico.

Prima Chiara Beretta Mazzotta in compagnia di Sara Zambotti di Radio2, per un’analisi attenta sul mondo della radio e del web, parlando di un medium che, inseritosi perfettamente nelle nuove dinamiche del giornalismo non sembra conoscere vecchiaia.

Invece nella Sala dei Notari e a seguire nel pomeriggio, protagonisti assoluti del festival di Perugia sono stati Giuseppe Cruciani, la star di Radio24 con la sua ascoltatissima Zanzara, e Maurizio Coruzzi, in arte Platinette, altra stella del mondo radiofonico e dello spettacolo italiano.
Tra reciproci scambi di battute non sono mancate le polemiche, anche con il pubblico presente,  soprattutto sul caso del figlio di Totò Riina ospite di Bruno Vespa su Rai Uno per Porta a Porta.

Ma oltre ogni dibattito quello che emerge sarà sempre un mondo dell’informazione in continuo cambiamento.

Ogni edizione del festival non sarà mai uguale alla precedente e proprio per questo ogni nuovo appuntamento sarà sempre fondamentale per ogni appassionato, aspirante giornalista o semplice curioso.
Per capirne l’importanza basta sapere che molti dei relatori sono anche il pubblico delle prime file degli incontri successivi. Aggiornarsi per aggiornare, perché aggiornare corrisponde sempre più spesso all’aggiornarsi stesso.

Cambiano mezzi e piattaforme ma l’informazione non deve cedere il passo al ritmo dei tempi, se il giornalismo si sentirà degno di continuare ad essere un faro di luce, e non d’ombra come troppo spesso capita, almeno per il pubblico dei suoi lettori-spettatori.

TwitterPic@LolloNicolao