Elezioni Europee, l’insano confronto tra indifferentismo e nuovi nazionalismi

Gli esiti delle urne saranno decisivi per gli equilibri politici interni degli stati sovrani

Transizione delicata per il governo italiano a pochi mesi dalla Presidenza del Consiglio dell’Unione

Con il detto anglosassone “Save the date” il mondo della politica vive di nuovo il fermento di una campagna elettorale, ormai permanente all’interno delle istituzioni, e senza esclusione di colpi lancia i suoi slogan per il prossimo appuntamento europeo che chiamerà alle urne circa 503 milioni di cittadini europei tra il 22 e il 25 maggio.
751 deputati da eleggere e collocare nel Parlamento Europeo, un presidente della Commissione che senza ombra di dubbio rappresenterà il partito o la lista di coalizione con il maggior numero di voti, un potenziale scossone all’interno dell’Unione auspicata da esperti, giornalisti e osservatori internazionali, in un verso o nell’altro.
Un approccio funzionalista per questa organizzazione internazionale non basta più oppure si è rilevata già troppo vincolante per i singoli stati.
Polarizzazioni estreme caricano il dibattito politico, se da una parte la crisi internazionale ha richiamato la moda dell’Euroscetticismo o dell’Anti-europeismo più vivace, dall’altra gli ottimisti ambiziosi puntano alla definitiva unione politica, non solo quella fiscale e bancaria per cui il Presidente della Bce Mario Draghi sta in questi giorni combattendo.
“Il Rinnovamento deve essere istituzionale” sostiene il politologo e docente universitario alla Luiss Guido Carli di Roma Sergio Fabbrini “Le istituzioni comunitarie non hanno finora ottenuto i risultati attesi e a livello decisionale prevale ancora il Consiglio Europeo dei Capi di Stato rispetto al Parlamento democraticamente eletto dai cittadini dell’Unione. Serve maggiore equilibrio per garantire maggiore rappresentanza e combattere l’indifferentismo.”
Proprio quest’ultima parola spaventa i “filoeuropei”, perché forse i primi a offrire tutto il loro impegno per queste elezioni sono il Movimento a Cinque Stelle di Beppe Grillo in Italia, il Front National di Marine Le Pen in Francia e la lista “Un’altra Europa con Tsipras” che propone proprio il quarantenne greco come candidato alla presidenza della Commissione.
Il bel paese va seguito con attenzione, è ormai prossima la sua Presidenza all’interno del Consiglio dell’Unione Europea e tutt’altro che roseo è il punto di vista verso l’UE.
Lasciando ai più feticisti commentatori il giudizio su manifesti e video propagandistici via cartacea o via youtube, tra cui quello di Grillo addirittura in dialetto napoletano per screditare leader, politici e burocrati europei, da Martin Schulz ad Angela Merkel, passando per il tridente azzurro Monti-Letta-Renzi, tre preferenze nel concreto dovranno esprimere gli elettori in un totale di cinque circoscrizioni italiane che presenteranno ognuna le medesime otto liste.
Partito Democratico, Forza Italia, Movimento a Cinque Stelle, Lega Nord, Nuovo centro Destra in alleanza con l’Unione Democratici di Centro di Pierferdinando Casini, l’Altra Europa di Tsipras, Scelta Europea e infine i Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni. Tante salse e sapori per un menù che tutto sommato riflette pienamente il contesto politico nazionale.
Se la propaganda è accesissima nei toni, è presumibile la confusione degli elettori che si troveranno di fronte a tutte quelle liste nello stesso Election Day delle elezioni locali, perché 4106 comuni italiani sono già in fervida campagna elettorale.
Un appuntamento da non sottovalutare quindi, per la stabilità del governo di Matteo Renzi e per gli euroscetticismi che vogliono smontare l’Eurozona come un mobile Ikea tornando alle valute nazionali e decretare la fine del progetto europeo, ambizione che per molti nazionalisti è una fantapolitica da leggere e osservare da lontano.
Se l’astensionismo vincerà queste elezioni, i pericoli provengono da scelte irrazionali e impulsive volte alla soddisfazione dei bisogni del ventre ed estremamente critiche per la stabilità di un’Unione Europea che tutto sommato ha una moneta continentale non accettata da tutti, un Alto rappresentante inglese doc come Catherine Ashton che preferisce dialogare con gli amici americani rispetto ai politici limitrofi, indici economici come lo spread che ogni giorno dedicano maggior suspance alla competizione tra Stati Europei rispetto alla loro auspicata collaborazione.
Se le “Leghe dei Grillini” italiane e non, tanto per sintetizzare quella che molti vedono come minaccia istituzionale del continente, entreranno in parlamento, si potrà assistere a cambiamenti radicali, passi indietro oppure alla loro istituzionalizzazione anche in ambito europeo come capitò alla lega Nord di Umberto Bossi qualche anno fa.
Il vero problema è che quei 503 milioni di cittadini, di cui molti nemmeno conoscono le liste che concorreranno nei 28 paesi dell’Unione il 25 maggio, poco importa di quel che accadrà e come recitava un aneddoto di Piero Calamandrei nel secolo scorso, il marinaio dirà “il nostro bastimento sta affondando? Cosa importa, non è mica mio!”.

Lorenzo Nicolao
Twitter: @NicolaoLorenzo