Le sorti della Spagna gravano su Pedro Sànchez

Pedro_Sánchez_en_Mérida_(5) II leader dei socialisti pronto a negoziare con i vertici di Podemos

ll giocatore bianco può dare lo scacco matto in due mosse, ma lo stallo è dietro l’angolo e porterebbe la politica spagnola a indire nuove elezioni, calpestando la volontà popolare appena espressa.
Il re nero, l’ancora capo di governo Mariano Rajoy, cerca in ogni modo di mettere pressione ai socialisti del PSOE e scarica la responsabilità sulle altre forze politiche. “Noi abbiamo 7 milioni di elettori – ha spiegato il primo ministro – Siccome il parlamento è molto frammentato abbiamo avanzato la nostra proposta per continuare a governare sulla via della crescita, a cui il Partido Popular aveva dato inizio un paio di anni fa. Sànchez deve scegliere con chi allearsi, noi o Podemos. Il bene comune che interessa a tutti oppure un salto nel buio. Nel gioco delle alleanze però, siano tutti in grado di prendere in considerazione le necessità del Paese, perché le sorti della Spagna non dipendono solo da noi o dal re Felipe, ma da ogni partito, il primo, il secondo, il terzo, il quarto e così via.”

A questo punto i cittadini attendono solo le nuove dichiarazioni di Pedro Sànchez, che nei giorni scorsi si era già espresso a favore di una coalizione di governo con Pablo Iglesias e i vertici degli altri partiti di sinistra, come Garzòn di Izquierda Unida. I numeri per un nuovo gabinetto quindi ci sarebbero, ma le perplessità permangono sul forte potere di ricatto di Podemos, che non solo chiede diversi ministeri, ma anche la vicepresidenza di governo, qualora il primo ministro nella prossima legislatura divenisse davvero il leader dei socialisti.

In ogni caso una maggioranza costituita nel nuovo parlamento ha il chiaro intento di escludere un prolungamento dell’esecutivo dei Populares, soprattutto per rispettare le volontà di un elettorato che vede nel PP il covo della corruzione politica e imprenditoriale. Tuttavia è innegabile che la maggioranza relativa di Rajoy costringa una sinistra molto variegata alle larghe intese pur di sostenere una solida transizione di governo verso la svolta della politica del cambiamento.
Qualche perplessità rimane, dal momento che gli intenti sono molto differenti in ciascun raggruppamento, ma quel che più preoccupa ogni ambito sociale è che effettivamente gli ultimi dati statistici riportano la Spagna come un Paese in piena crescita economica dopo anni di crisi, soprattutto nei governi delle autonomie attraverso il calo della disoccupazione nell’arco del 2015.
Sarebbe saggio cambiare tutto ora ribaltando le carte in tavola? Questa è un po’ la strategia della pressione che Rajoy sta esercitando sui suoi avversari, soprattutto ora che, itinerante per le aziende e le imprese del Paese, continua a ribadire ogni volta i segnali positivi della ripresa dell’economia, ovviamente non a caso.

La credibilità della politica spagnola si gioca quindi su questi punti, mentre sono di nuovo in corso, nella seconda tornata, le consultazioni del re Felipe con i leader dei partiti politici dopo la rinuncia di Rajoy della settimana scorsa nel tentare di formare un nuovo partito a base Populares. Ciò che è certo è che il PSOE non sarebbe disposto a negoziare con il PP, ma allo stesso tempo interviene sulla scacchiera lo scomodo punto di vista dell’ex leader socialista Felipe Gonzales, che ha definito Podemos come una forza politica sovversiva, poco incline a una riforma lineare e affidabile per la stabilità dell’economia e della società.
Iglesias ha risposto di essere preoccupato per la grande influenza che i leader della vecchia guardia possono avere sui vertici nuovi dei partiti e replica a Gonzales definendolo direttamente come Aznar, foriero della stessa chiusa mentalità, pur con un pensiero politico diametralmente opposto. Come se non bastasse, quasi in chiave emergenziale, ma di fatto solo un altro rimescolamento delle carte, le ultime dichiarazioni di Albert Rivera, leader di Ciudadanos, il partito di centro-destra e attualmente quarta forza politica per numero di voti: “A noi basta costituire un governo stabile di transizione per due o tre anni, dove confluiscano i comuni intenti del PP, del PSOE e di Ciudadanos, lasciando a Podemos la leadership dell’opposizione”. In poche parole l’intento opposto di tutte le sinistre, le quali hanno in questo momento ben poco da condividere se non la rivalità con Mariano Rajoy.

twitta@LolloNicolao